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chiacchiere, bugie e manganelli
giovedì 08 luglio 2010

Chiacchere, bugie e manganelli.

 

L'anno scorso proprio in questi giorni, si svolgeva a L'Aquila semidistrutta dal terremoto del 6 Aprile 2009 il vertice del G8. Quel summit tenuto cinicamente nella città martirizzata dal sisma è stato il culmine di quella gigantesca operazione di propaganda gestita direttamente da Silvio Berlusconi e dal fido Bertolasso. Per mesi il governo e i vertici della protezione civile hanno ingannato gli aquilani e tutti gli italiani raccontando il “miracolo” di una ricostruzione in tempi record. Tutti nelle case prima dell'inverno si disse e ancora, sgombero delle macerie e finanziamenti per far ripartire l'economia cittadina. Ad un anno di distanza, la realtà delle cose non potrebbe essere più distante dalle favole raccontate. Le new town volute dal governo e che hanno fatto le fortune della “cricca” che le ha realizzate, non sono il tipo di ricostruzione che gli aquilani chiedevano e in ogni caso, hanno risolto( si fa per dire,visto che cadono a pezzi) il problema abitativo di meno di metà della popolazione. Il centro cittadino, si trova sostanzialmente nelle stesse condizioni della mattina successiva al sisma, tanto da convincere gli aquilani che la loro città non rinascerà mai. Ora a tutto questo si aggiunge la beffa della mancata proroga delle misure fiscali di favore giustificate dall'emergenza. La pazienza degli aquilani si sta progressivamente trasformando in furore, mentre le bugie del governo in repressione e manganelli. Le cariche di oggi in Via del Corso a Roma contro i manifestanti giunti dall'Aquila sono un atto vergognoso che deve trovare la giusta risposta da parte di tutte le forze democratiche. L'unica ricetta rimasta ad un governo agonizzante a fronte delle infinite emergenze sociali che attraversano il paese, sembra essere quella della repressione. Ma il governo Berlusconi, deve sapere che per i lavoratori e le masse popolari la misura è colma e l'assedio dei palazzi del potere sarà una costante dei prossimi mesi. Cacciare il governo dei sacrifici, questo l'obiettivo che bisogna porsi da subito. Se ne vadano tutti, governino i lavoratori.

 
nuono volantino
mercoledì 07 luglio 2010

LA LOTTA OPERAIA DELLA FIAT DI POMIGLIANO
È UNA LOTTA CONTRO LA SCHIAVITÙ

(scarica il volantino)

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massacro sociale
martedì 29 giugno 2010

MARCHIONNE E GOVERNO METTONO IN ATTO UN NUOVO MASSACRO SOCIALE!


COSTRUIAMO UNA VERA VERTENZA GENERALE! UN VERO SCIOPERO GENERALE!

 

Padronato e governi europei scaricano la crisi capitalistica sui lavoratori


In tutta Europa la crisi capitalistica, i finanziamenti alle banche e alle imprese, le spese per la guerra e gli armamenti, l'evasione fiscale hanno accentuato la crisi fiscale statale. La Commissione europea, la Bce e il Fmi hanno varato un fondo di garanzia di 750 miliardi di euro finalizzati a salvaguardare gli interessi delle banche, soprattutto tedesche, francesi e svizzeri. Nello stesso tempo la Commissione europea ha deciso di rendere più stringente il Patto di Stabilità e controllare preventivamente le politiche nazionali di bilancio. A partire dalla Grecia, tutti i governi di centrodestra e di centrosinistra hanno messo in atto finanziarie di “lacrime e sangue” che mirano a destrutturare il mercato del lavoro, tagliare salari e pensioni, aumentare la precarietà e la disoccupazione, ridurre la spesa pubblica e per questa via privatizzare i settori sanitario, previdenziale, scolastico e sociale. In questo quadro si inserisce la manovra di 25 miliardi di euro varata dal governo Berlusconi, una operazione di macelleria sociale contro i lavoratori e le masse popolari, così come l’attacco della Fiat a Pomigliano prefigura la distruzione del Contratto nazionale e dei diritti all’interno dei luoghi di lavoro per l’insieme dei lavoratori del Paese.


La Finanziaria “lacrime e sangue” del governo Berlusconi


Una Finanziaria che mentre dal lato padronale concede l'ennesimo condono edilizio e fiscale, dal lato dei lavoratori pubblici blocca i contratti, taglia gli stipendi, blocca il turn over, innalza l’età di pensionamento a 65 anni per le donne e di sei mesi per tutti. Inoltre aumenta il tasso di invalidità all'85% per il trattamento pensionistico, taglia 10 miliardi di euro in due anni alle Regioni, cioè alla sanità, e 4 miliardi ai Comuni, cioè ai servizi sociali, rende inapplicabile il Testo unico per la sicurezza sul lavoro nelle strutture della pubblica amministrazione (scuola, sanità, ecc). L’effetto immediato sarà il licenziamento di centinaia di migliaia di lavoratori precari: 400 mila posti di lavoro nei servizi pubblici e nella scuola, una perdita che si andrà a sommare ai 200 mila posti di lavoro a rischio nel settore privato. Una manovra che farà aumentare il tasso di disoccupazione, soprattutto tra i giovani.


Il plebiscito di Marchionne


La Fiat di Elkann e Marchionne ha ritenuto giunto il momento di imporre anche in Italia, a partire dallo stabilimento di Pomigliano, il modello imposto un anno fa alla Chrysler. Marchionne e Marcegaglia coscienti della forza acquisita con la destrutturazione in atto del diritto del lavoro (nuovo modello contrattuale, arbitrato, enti bilaterali, licenziamento a voce, contratti di produttività e statuto dei lavori), sostenuti da tutta la stampa borghese, dal governo e dall’opposizione liberale del Partito democratico, dai sindacati corporativi (Cisl, Uil, Ugl) e anche dalla CGIL di Epifani e Camusso, hanno sferrato un colpo di maglio al Contratto nazionale e ai diritti. La Fiat ha utilizzato il ricatto, le minacce, le schedature e il terrore per far votare in un plebiscito illegittimo il loro Piano aziendale (A, B o C). Un Piano che mentre mette gli operai polacchi e italiani gli uni contro gli altri, vuole introdurre nello stabilimento i 18 turni, ridurre le pause, aumentare i ritmi e le ore di straordinario, negare il diritto di sciopero e, in caso di contesa, prevedere il licenziamento. Questo clima da caserma viola il Contratto nazionale e le stesse leggi vigenti. In sintesi il padronato vuole distruggere il sindacato conflittuale ed estendere poi il modello Marchionne ad altri stabilimenti del Paese. La lotta intrapresa dalla Fiom-Cgil, sostenuta solo dalla sinistra sindacale in CGIL, e l’azione degli altri sindacati più combattivi, come lo Slai Cobas, hanno permesso l’attivarsi della solidarietà operaia che si è manifestata con scioperi in tutto il gruppo Fiat e alla Piaggio. Lo stesso plebiscito si è risolto in una sconfitta della Fiat e del padronato: il NO a Pomigliano ha raggiunto il 40%, mentre con il 73% il NO ha prevalso nello stabilimento di Polo di Nola. Questo risultato rinsalda la resistenza della classe operaia.L’opposizione alla politica economica e sociale del governo, la salvaguardia dei diritti democratici e la difesa della natura pubblica dei beni comuni deve congiungersi con la lotta per la difesa del salario e dei diritti nei luoghi di lavoro. Le sinistre sindacali hanno criticato la manovra economica ed effettuato diverse manifestazioni e scioperi, adesso a partire dalla resistenza di Pomigliano si tratta di dare continuità, unificare, concentrare, estendere e radicalizzare queste iniziative di mobilitazione e di lotta: lo sciopero generale proclamato dalla Cgil è insufficiente, così come le iniziative autoreferenziali.


Il Partito Comunista dei Lavoratori ha partecipato a tutte le iniziative di lotta ed è stato al fianco dei lavoratori di Pomigliano, per questo rivolge un appello alle sinistre sindacali e politiche per la convocazione urgente di un'assemblea nazionale dei delegati dei posti di lavoro e dei coordinamenti di lotta, per armare i lavoratori, nativi e migranti, di un proprio programma di rivendicazioni unificanti e transitorie su cui costruire la vertenza generale e preparare lo sciopero generale prolungato, contro il governo e il padronato. Uno sciopero vero che blocchi l’arroganza governativa di Berlusconi e padronale di Marchionne e faccia pagare la crisi ai veri responsabili: le imprese e le banche.

 
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